
Sul funzionamento della mente umana impegnata in attività musicali.
Eviterò di entrare troppo in profondità nell'aspetto neurologico della questione.
Vorrei giusto menzionare alcune evidenze, emerse da recenti studi scientifici, che sono di grande aiuto per migliorare l'efficacia dell'apprendimento del linguaggio musicale a qualsiasi livello d'abilità venga considerato.
Prima di tutto, è bene precisare che un'area del nostro cervello sarebbe strutturata fin dalla nascita per la decodifica del linguaggio puramente musicale, ben distinta dall'area destinata alla decodifica del linguaggio "parlato"
L'area "musicale" dovrebbe essere stimolata immediatamente (secondo Edwin E. Gordon, già dal periodo prenatale e fino al diciottesimo mese di vita), al fine di sviluppare naturalmente il suo pieno potenziale.
In caso contrario, la non esposizione così precoce allo stimolo musicale, causerebbe un trasferimento di "capacità musicale" verso le abilità del "parlato", con una conseguente perdita, più o meno definitiva (funzione della personale plasticità cerebrale) del potenziale musicale dell'individuo.
La sola eccezione riconosciuta a tale fenomeno di trasferimento, è l'esposizione a linguaggi "tonali" (il vietnamita, il cinese mandarino ecc.), dove è attribuita un'importanza fondamentale a l'intonazione della parola.
In tali linguaggi, infatti, vengono stimolate contemporaneamente le due aree del cervello sopra menzionate.
Non a caso nelle popolazioni che adottano tali linguaggi, è molto più frequente il possesso del cosìddetto "orecchio assoluto", definito come "la capacità di distinguere istantaneamente, e senza pensarci, l'altezza esatta (frequenza) di ogni nota senza la necessità di confrontarla con un riferimento esterno", così come definito dal neurologo Oliver Sacks nel suo libro "Musicophilia: Tales of Music and Brain" (2007).
Il nostro cervello è dunque capace di trattare la musica come un "linguaggio" in senso lato.
Pertanto, sottolineo immediatamente un evidente parallelismo, tuttavia mai sufficientemente considerato, tra i processi di apprendimento dei due linguaggi: "parlato" e "musicale".
Se impariamo a parlare giustapponendo le parole, perchè non dovremmo essere capaci di comunicare utilizzando sequenze definite di note? Il processo di base sarà uguale per i due linguaggi:
- ESPOSIZIONE ALLO STIMOLO IN MODO INFORMALE E NON STRUTTURATO :
( Impariamo a parlare senza dover prima studiare in modo formale la grammatica e la sintassi = Impariamo a suonare anche se non possediamo alcuna nozione formale che riguardi la musica.)
- IMITAZIONE : ( Iniziamo a parlare ripetendo ciò che ascoltiamo = iniziamo a cantare e suonare <<a orecchio>>.)
- CORREZIONE NON STRUTTURATA :
( Grazie ad un minimo aiuto esterno integrato con una pratica ed una ripetizione non strutturate. )
- MEMORIZZAZIONE :
( Nessuno di noi deve leggere ciò che dice mentre chiacchiera amabilmete con un amico! Dovrebbe accadere la stessa cosa quando si suona. )
Un'altra questione importante :
"Quante informazioni può immagazinare il nostro cervello ?"
In generale, la memorizzazione di un'informazione corrisponde alla generazione d'una nuova interazione tra neuroni.
Il nostro cervello possiede un minimo di 100 000 000 000 (cento miliardi) di neuroni.
Ogni neurone può interagire in modo differente con un certo numero di altri neuroni, tale numero è compreso tra 1 e 100 000.
Nel 1974, il numero d'interazioni neuronali possibili era stato stimato come composto da un 1 seguito da 800 (ottocento!) zeri.
Pensate che la stima del numero d'atomi presenti nell'universo conosciuto è rappresentata da un numero 1 seguito da 85 zeri.
Ma il numero d'interazioni possibili tra neuroni, nel cervello d'un singolo individuo, fa apparire ridicolo il numero d'atomi presenti nell'intero universo!
Quest'informazione è data solo per dimostrare che "lo spazio" a disposizione nel nostro cervello, per memorizzare nuove informazioni, è praticamente illimitato, soprattutto se consideriamo l'attuale aspettativa di vita d'un essere umano.
Ed inoltre, gran finale: il numero d'interazioni possibili tra neuroni, ipotizzato nel 1974, s'è rivelato grandemente sottostimato.
COME STUDIARE LA MUSICA (.. E NON SOLO..)

Iniziamo con un fenomeno ben noto a tutti, spero!
Da bambini, imparavamo e memorizzavamo con una velocità ed una facilità entusiasmanti.
Appena un po' più grandi, questa miracolosa capacità pare diminuire per peggiorare spesso considerevolmente in età adulta.
Perchè?
Primo luogo comune: Più conoscenze immagazziniamo, meno "spazio libero" resta nel nostro cervello per accogliere nuove informazioni, quindi lo sforzo necessario ad apprendere e memorizzare nuove informazioni, aumenta diminuendo significativamente l'efficacia del processo.
FALSO! Assolutamente falso.
La nostra capacità di memorizzare nuove informazioni è praticamente illimitata.
Qual'è allora la causa di questo peggioramento?
Fondamentalmente è dovuto a due fattori :
-RIDUZIONE DELLA CAPACITA' DI "CONCENTRAZIONE ASSOLUTA"
- UTILIZZO DI ERRATI METODI D'APPRENDIMENTO.
La centralità di tali fattori può essere facilmente compresa ricordando (..se potete..) quando da bambini, eravamo particolarmente presi da una qualsiasi attività.
In quel momento non esisteva altro che "la nostra attività", e l'universo circostante era parte integrante di tale attività.
L'attività "è" l'universo stesso.
Avete mai notato la reazione spesso spropositata di un bimbo cui tentiate di togliere l'oggetto con cui sta interagendo?
Tengo a sottolineare che il bambino considera l'attività come parte integrante dell'universo e non dico che si astrae da tutto il resto per occuparsi solo di ciò che lo impegna in quel momento.
Questo è quanto dicono "gli adulti" che osservano il bimbo dall'esterno.
Ecco una prima enorme differenza tra la nostra capacità di isolarci dall'esterno per concentrarci su un'azione specifica, e l'agire in modo che tale azione sia un tutt'uno con ciò che ci circonda.
Se ciò accadesse saremmo di fronte ad un caso di "concentrazione assoluta".
Farò un piccolo esempio, in quanto non sono certo che tutti ricordino esattamente (purtroppo) questa speciale sensazione.
Un episodio che mi riguarda personalmente :
Suonavo qualcosa sul pianoforte, a casa, potevo avere circa cinque anni.
Ricordo che la mia attenzione era presa dalla sensazione sonora che mi provocava il suonare contemporaneamente due note diverse, nel frattempo, mia zia (Zia Pina) cucinava delle frittelle mentre una luce particolare filtrava dalla finestra.
Bene, dopo oltre quarant'anni, se percepisco l'odore di frittelle, mi pare di sentire quelle doppie note che suonavo e di vedere la stessa luce che filtrava dalla finestra.
Il mio cervello ha indissolubilmente associato queste tre realtà migliorando enormemente la memorizzazione dell'evento, grazie ad un fenomeno ben noto, caratterizzato dal fondere differenti messaggi sensoriali per generare un ricordo :
la sinestesia.
Il tipo di memoria che ne deriva è nota come memoria sinestetica.
Questo esempio banale giusto per dire che la <<memoria associativa sinestetica>> dei bambini funziona benissimo senza che nessuno gli abbia mai insegnato come svilupparla.
Il bello è che tale memoria funziona molto bene anche quando siamo adulti, o meglio "funzionerebbe", se certi metodi di studio ed una particolare educazione non la influenzassero negativamente.
Un bambino non prova nemmeno ad isolare la sua attività dal mondo circostante :
integra semplicemente il "circostante" nelle sue attività, rinforzando considerevolmente l'esperienza.
Al contrario, ad un adulto, viene solitamente raccomandato di concentrarsi su una data attività isolandosi da tutto il resto, senza sapere che così facendo indebolirà l'acquisizione di informazioni utili alla memorizzazione di abilità utili all'attività.
E' divertente ricordare che J.S.Bach pare fosse in grado di comporre la sua musica (..e che musica!) tranquillamente immerso nella confusione generale della sua grande famiglia, senza dar l'idea che si isolasse mentalmente dall'ambiente circostante.
Tornando alla questione "concentrazione assoluta", è evidente che forzare l'astrazione dal circostante per aumentare la concentrazione e quindi l'apprendimento, si rivela un esercizio estremamente faticoso.
Molto semplicemente perchè noi siamo prgettati per essere immersi in ciò che ci circonda, per far parte di esso e per percepirne tutti i cambiamenti.
Quest'attitudine deve perciò essere assecondata senza resistenza, poichè è all'origine della potente memorizzazione sinestetica.
Remare contro ciò che è naturale genera sempre un dispendio d'energia.
IL BILANCIO ENERGETICO

Generalmente percepiamo la nostra energia come una risorsa con un definito limite di disponibilità.
Conseguentemente, anche inconsciamente, teniamo sempre in conto la quantità d'energia necessaria ad intraprendere una data attività, in funzione dell'energia disponibile.
Se il nostro bilancio personale ci suggerisce che possiamo spendere dell'energia per impegnarci in un'attività ottenendo un risultato utile, allora decideremo d'impegnarci in tale attività, altrimenti rinunceremo alla sua attuazione, giudicando più utile conservare energia per altre attività più redditizie.
Questo meccanismo è primordiale, quindi molto potente.
E' certo che se intraprendiamo una nuova attività utilizzando un metodo inefficiente, il dispendio energetico aumenterà certamente, gravando negativamente sul risultato del bilancio energetico previsto, e perciò potremmo decidere di rinunciare ad intraprendere l'attività per un errore metodologico.
Non favorire i processi naturali attraverso i quali il nostro cervello concentra la sua attenzione durante l'apprendimento, sfavorisce quella che prima abbiamo definito come "concentrazione assoluta", tipica dei bambini.
Cosa ci distrae, con l'avanzare dell'età, da quel sistema d'apprendimento super efficace che usavamo da bambini?
Lascerò la questione aperta.
Molto interessante, non vi pare?

I MIEI DUE TEOREMI DI BASE
1 - LA VELOCITA' D'APPRENDIMENTO D'UNA SPECIFICA COMPETENZA E' FUNZIONE DIRETTA DELLA PERCEPITA DISPONIBILITA' D'ENERGIA UTILE ALL'APPRENDIMENTO DELLA COMPETENZA STESSA.
2 - LA DISPONIBILITA' PERCEPITA D'ENERGIA UTILE ALL'APPRENDIMENTO E' INVERSAMENTE PROPORZIONALE ALL'ETA'.
E' stato volutamente sottolineato il concetto di percezione dell'energia disponibile e non è stato dato un valore assoluto di quest'energia.
Ma la percezione è modificabile.
Questo è il "nocciolo" della questione.
Il livello di difficoltà presunta per una data attività e la motivazione personale, influenzano la percezione di energia disponibile.
Da un bambino, tutto è considerato fattibile.
Per un bambino la motivazione è senza limite.
Questa è la chiave.
Sempre più interessante, vero?










